domenica 20 gennaio 2013

venerdì 18 gennaio 2013

La cugina "milanesa"


La cugina de Milan è più grande di me ed ha sempre avuto molto affiatamento con le mie sorelle. Di lei mi piaceva e mi piace la sua risata spontanea e contagiosa, la sua parlata dalla tipica inflessione milanese, le sue coloriture di linguaggio (e cavoli, quando ci vogliono ci vogliono), la sua complicità con la madre, la mitica zia Agnese (quanto ci sarebbe da raccontare sulla zia, ma di questo incaricherò Alba), la sua scia di profumo (noi in campagna ce lo sognavamo il profumo, al massimo sapevamo di sapone di marsiglia o di candeggina se era giorno di bucato!). E si, perchè lei veniva dalla città. Prendeva la corriera di Spini che partiva da Porta Romana e scendeva davanti al nostro cancello. Stava magari qualche giorno e poi tornava a casa con una sporta "chilometri zero" profumatissima: pomodori, prezzemolo, basilico, sedano e non so cos'altro poteva aver piantato el Dorino nell'orto. Non mancava mai un mazzo di fiori con dalie e zinnie, fiore quasi del tutto dimenticato oggi ma che piacevano tanto a mio papà (in effetti bastava buttare i semi e crescevano senza problemi, intere prose che davano fiori recisi dalla lunga durata). A volte capitava che andassi io a Milano dalla zia Agnese ma mi sentivo un pesce fuor d'acqua, stavo sicuramente meglio tra le prose dell'orto e le campagne di Balbiano. Mia sorella Letizia quando ha visto la foto di me e Nadia in piazza del Duomo (anno 1959/60 circa) a Milano ha detto: "Te ghe su el vestidin che ho fai mi". Il vestito in verità proveniva da una famiglia facoltosa di Milano dove una zia paterna, la zia Tina, lavorava come governante fin da ragazzina. Ogni tanto ci faceva avere qualche indumento smesso dalla sciura. Letizia ha ricucito il vestitino adattandolo a me e posso immaginare quanto non mi sia sentita a mio agio, abituata com'ero a vestire alla buona. Nadia, sai che non mi ricordo niente di questa foto? come del resto non ricordo quasi niente della mia infanzia, è come se l'avessi rimossa quasi completamente. Sprazzi di ricordi, di sensazioni, ma mai un ricordo netto. Va be, quando avrò tempo, (mai praticamente) mi farò psicanalizzare. Nell'altra foto Nadia e Alba con i fucili credo di mio padre. Il muro alle loro spalle è quello che ancora adesso delimita l'ufficio postale. Dietro di loro c'era il mio regno: l'orto e il fosso. Nadia qui ti salutano tutti,  saluda Milan e i parenti milanesi.