martedì 28 febbraio 2012

Lavori in corso

Iniziati i lavori per il lotto di edilizia economico popolare a Balbiano. Foto di sabato pomeriggio dalla stradina sterrata che va alla Madonnina delle Rogge.
Grande cantiere anche a Colturano nell'area dell'ex cascina Eredi Rossi. Foto sempre di sabato.
Tempi duri per il mattone...

sabato 11 febbraio 2012

Freddo e vecchi ricordi

Le continue immagini che la  tivù ci rimanda in queste ore non fanno che riportarmi continuamente indietro nel tempo quando per me e per mio frarello Paolo nevicata voleva dire avventura. Lì nella foto siamo sul cumulo di neve che il mio papà faceva per noi (quello che si vede è già quasi sciolto, intorno infatti non si vede più neve). Per scendere usavamo un vecchio "frate", quell'aggeggio di legno che si metteva nel letto con un contenitore per le braci e che serviva per scaldare per bene le lenzuola. Nella foto siamo con nostra cugina, milanese tutta d'un pezzo, che qualche volta veniva a trovarci. Notare i suoi bellissimi stivaletti e le nostre babbucce di stoffa! e la mia gonna. I pantaloni per le bambine non si usavano. Nelle calze mi ritrovo ancora adesso, sono anni e anni che uso i gambaletti di cotone. Dietro di noi si intravedono le vecchie scuole elementari. A sinistra adesso c'è l'ingresso della posta e le finestre sono in corrispondenza degli attuali uffici comunali. La neve, dicevo, e l'avventura. Per noi era avventura girovagare per le campagne nel silenzio più totale alla ricerca delle orme di qualche animale (che poi erano solo dei topolini ma noi ci costruivamo storie pazzesche). Era avventura aiutare a spalare il cortile antistante le scuole e gli uffici comunali. Era avventura aspettare il camion che scaricava la legna e il carbone che serviva per far funzionare le stufe. Era avventura fare a piedi il tratto per arrivare in paese a prendere il latte in cascina. Nevicava,  e nevicava spesso e copiosamente, e faceva freddo ma ci sembrava giusto così. Adesso sembra sempre tutto fuori norma. Bastano pochi centimetri di neve e si paralizza una capitale. Viva la neve, viva i ricordi...ma aspetto con ansia un po' di tepore: divento vecchia e i piedi freddi mi mettono malumore.

martedì 7 febbraio 2012

domenica 5 febbraio 2012

Palazzo Fregoso di Colturano - nuova scoperta

Clamorosa scoperta nell’antico Palazzo Visconti-Fregoso di Colturano

Dopo diversi secoli è tornato alla luce uno stemma riconducibile al poeta sforzesco Antonio Fregoso, il cittadino più illustre del paese tra ’400 e ’500
Grazie a una felice coincidenza, per la mia consueta rubrica mensile di storia locale mi trovo a inaugurare il nuovo anno segnalando un avvenimento che interpreto di buon auspicio per il futuro, che sarà salutato con intimo piacere da chi ama le vicende passate del territorio, ma più in generale da tutte le persone che credono che la cultura sia un fatto connaturato all’umanità e alla civiltà, e come tale apprezzano ogni elemento, ogni “tessera” (come in un prezioso mosaico) che arricchisce la conoscenza dei nostri luoghi: cioè la Storia con la lettera maiuscola, quella che ci fa capire “chi siamo” e dove vogliano arrivare. E dunque: al centro di Colturano, nell’imponente Palazzo in via Vittorio Emanuele che rappresenta quanto di più bello mostri il Comune, è stato scoperto un importante dipinto murale fatto realizzare o direttamente dal poeta Antonio Fregoso (1460-1532), uno degli intellettuali di spicco della Corte Sforzesca, Signore della località, oppure dai suoi congiunti. Prima di esaminare questo prezioso “cimelio”, è opportuno tuttavia raccontare ciò che sappiamo dell’edificio che fino a poche settimane orsono l’ha custodito segretamente, ad insaputa dei proprietari, e adesso lo “restituisce” al grande pubblico mercé queste note (chi desideri approfondire gli argomenti, può leggere il mio libro “Storia di Colturano”, edito nel 2008 dall’Amministrazione Comunale, reperibile in diverse biblioteche del circondario).
Nel secolo scorso si è creduto che il grosso fabbricato fosse in origine un monastero, difatti con tale appellativo veniva chiamato dalla gente del posto, e per abitudine qualcuno insiste a definirlo così; la “leggenda” scaturisce dal fatto che su alcune pareti interne della costruzione compaiono pitture a soggetto religioso. In realtà, di sacro e divino il Palazzo a mio avviso ha “soltanto”, si fa per dire, l’atmosfera che si respira nei suoi fantastici ambienti: sostando nel suggestivo cortile, spostandosi su e giù per le quiete stanze, con la fantasia è facile viaggiare nel tempo, immaginarsi al proprio fianco i grandi personaggi dell’Umanesimo e del Rinascimento che l’hanno reso magnifico con la loro permanenza e le opere intraprese. Non dimenticando, al contrario!, i proprietari dei nostri giorni, che hanno dispiegato sforzi notevolissimi per restituirgli l’antico splendore: la Dottoressa Loredana Maddinelli per un’ala, e soprattutto la famiglia Meloni per la restante parte maggioritaria, ai quali tutti deve andare il plauso unanime di autorità e cittadini.
A scrivere qualcosa di innovativo circa i possibili primi padroni del Palazzo, furono alcuni anni fa Giovanni Canzi e Massimo Piacentini, soci come il sottoscritto del “Gruppo Amici della Storia Locale”. Il primo accertò che l’Arcivescovo di Milano Giovanni II Visconti, vissuto dal 1380 al 1453, abitò non meno di 13 anni proprio a Colturano: considerato il suo alto lignaggio e che altri edifici consoni al suo rango non esistevano in loco, l’ipotesi più probabile è che la dimora dell’Arcivescovo fosse proprio il Palazzo di cui vado discorrendo. A sua volta Piacentini ha individuato nel poeta Antonio Fregoso il successivo più famoso proprietario, sulla scorta di riferimenti letterari, iscrizioni, e di un piccolo stemma dei Fregoso affrescato in un locale superiore. Da parte mia, nel volume sopra citato, penso di aver aggiunto ulteriori elementi utili alla ricostruzione storica, specialmente nei confronti di coloro che vennero dopo il Visconti e il Fregoso; tra questi nomino la famiglia Gallarati-Scotti, giunta fino ai nostri giorni, i cui membri seguitano a portare con orgoglio il predicato di “Conti di Colturano”. Mi piace ricordare che nel 2008 organizzai un incontro tra il Conte Lodovico Gallarati-Scotti, gli amministratori comunali col Sindaco in testa, e i Signori Meloni, proprietari come ho riferito di gran parte del caseggiato: questi ultimi accolsero con calore l’anziano aristocratico nella propria casa, quella che era stata degli avi del Conte.
Ma veniamo adesso alla scoperta del nuovo stemma, la quale conferma in modo definitivo che il Palazzo è appartenuto ai Fregoso. Se lo scudetto precedentemente esaminato da Piacentini sta situato in un angolo seminascosto del fabbricato, questo troneggia sulla cappa di un camino piuttosto monumentale, in fondo a quello che era un vasto salone superiore; in bella mostra perciò, sopra al focolare davanti al quale si riunivano tutti quanti, familiari e ospiti illustri, stampandosi in mente le “imprese” effigiate nello stemma. Il dipinto è venuto fortunatamente in luce a seguito di lavori di restauro che i Dottori Gianluigi e Carlo Meloni hanno avviato in quell’area e in quella stanza: lo celava alla vista un sottile strato di intonaco; rimuovendone una porzione, con piacevolissima sorpresa si è cominciato a intravedere un ovale contornato da altre decorazioni, sormontato da un cimiero con visiera aperta e pennacchi (caratteristico dei Fregoso), il tutto di fattura forse cinquecentesca.
La “pulitura” è ancora in corso, richiederà tempo e pazienza certosina. Al momento si nota che l’ovale è diviso per la verticale in due metà; a sinistra appare in alto la raffigurazione di tre anelli d’oro intrecciati; sempre da quel lato, in basso, si riconoscono tre grosse onde, classico e ben noto distintivo della famiglia Fregoso originaria di Genova; la parte destra dell’ovale è dominata da due chiavi d’argento elaborate, sormontate a X; all’incrocio delle chiavi, una fascia rossa orizzontale (dello stemma, fornisce un primo disegno la Prof. Augusta Frappetta).

Per quanto riguarda l’impresa degli anelli, essa appartenne a Francesco Sforza, il quale a metà ’400 si accampò in diverse occasioni con l’esercito a Colturano: se i suoi soldati dormivano in tenda, si potrebbe ipotizzare che lui soggiornasse dentro a solide e confortevoli mura (come aveva fatto nel vicino Castello di Peschiera Borromeo, l’anno 1449): nel Palazzo, allora? L’ipotesi è suggestiva, però allo stato attuale, non documentabile. In ogni caso, appena diventato Duca di Milano lo Sforza fece insediare sulla Cattedra di Sant’Ambrogio il suddetto Giovanni Visconti, per ingraziarsi il partito visconteo ma magari, perché no?, anche in segno di gratitudine per l’ospitalità offertagli a Colturano. Si sa infine che i Fregoso furono fedelissimi di Casa Sforza (due figlie del Duca Francesco sposarono due Fregoso), per cui potrebbero aver ottenuto di fregiarsi del simbolo tipicamente sforzesco dei tre anelli, dagli Sforza “regalato” pure ai Borromeo.
L’impresa delle chiavi disposte “in Croce di Sant’Andrea” costituisce una novità eclatante, e potrebbe essere addirittura collegata al grande Papa Niccolò V (è il suo emblema personale, da non confondere con le chiavi pontificie). Niccolò V nacque a Sarzana nel 1397 (città di cui è patrono, vedi un po’, proprio il suddetto Santo), fu dottissimo umanista, amico fraterno di parecchi Fregoso Dogi di Genova, morì in Vaticano nel 1455. Di Sarzana i Fregoso furono governatori e possidenti: come gli Sforza, il Papa potrebbe aver consentito a qualcuno di loro di inserire nel proprio stemma questa ambita “impresa”, ripresa infine da Antoniotto Fregoso (al tema del nuovo stemma ho dedicato un certo studio, più corposo del presente articolo, di prossima pubblicazione). Cognato del Pontefice era Cesare de’ Nobili di Dallo, Conte Palatino abitante in Garfagnana presso Sarzana, lo stesso che legittimò il nostro giovane futuro poeta, figlio naturale di Spinetta, feudatario di quei luoghi. Concludendo: come si vede, la storia è uno stupefacente caleidoscopio capace di produrre continue meraviglie e straordinarie indicazioni di lavoro e di ricerca, mentre il territorio del Sud-Est Milano seguita a stupirci.
Prof. Sergio Leondi
Articolo pubblicato su 7giorni Il giornale gratuito del Sud-Est Milano (edizione del 25/1/2012 pag 10) e sul giornalino parrocchiale  ( febbraio 2012, pag.22)